
Ho letto Il Cigno nero di Nassim Nicholas Taleb un po’ per il fascino che suscitano il titolo e il sottotitolo e un po’ per curiosità verso questo autore che è diventato una specie di santone nella sua nicchia di lettori e citatissimo in occasione della pandemia.
L’argomento dei cigni neri è sicuramente avvincente, sono davvero eventi così imprevedibili? È possibile limitarne le conseguenze, se non addirittura trarne un qualche tipo di vantaggio? L’autore, che sostiene di aver passato la vita a studiare questi fenomeni, sembra la persona giusta che può rispondere a queste domande.
Ma cosa sono i cigni neri? Secondo Taleb hanno tre caratteristiche: sono eventi isolati e inaspettati, hanno un impatto considerevole, le persone tendono a razionalizzarli e a darne una spiegazione solo a posteriori (il famoso senno del poi di cui son piene le fosse, direbbe qualcuno).
Riassumo la mia tesi: per prevedere è necessario conoscere le tecnologie che saranno scoperte in futuro, ma tale conoscenza ci permetterebbe quasi automaticamente di iniziare a svilupparle adesso. Ergo, non sappiamo quel che sapremo.
In realtà, proprio per il loro portentoso impatto, questi eventi diventano molto più importanti, in ottica storica, rispetto alle miriadi di cose che succedono nella normale routine. Utilizzo volutamente il termine “normale” proprio perché la curva di distribuzione gaussiana è dichiaratamente la bestia nera contro cui si scaglia l’autore. Tutti abbiamo bisogno di raccontarci una storia per riportare nella normalità le cose che succedono, ma molte di esse, le più importanti, non succedono secondo la distribuzione normale.
“La matematica elegante ha questa proprietà: è perfettamente corretta, non corretta al 99%. Questa proprietà piace alle menti meccanicistiche che non vogliono avere a che fare con le ambiguità. (…)
È qui che si impara dai militari e da chi ha responsabilità in materia di sicurezza. A loro non importa il ragionamento ludico “perfetto”: vogliono ipotesi realistiche ed ecologiche. In definitiva, si preoccupano delle vite.”
Oltre a questa invettiva sulla gaussiana, gli argomenti trattati sono molti altri, fra i quali tanta economia comportamentale, il pensiero di grandi filosofi, e un po’ di storia personale, in un saggio che secondo l’autore è una meditazione impulsiva e non relazione scientifica. La definizione data corrisponde a quella che è stata la mia sensazione, una sorta di flusso di coscienza, molto interessante, addirittura avvincente, che magari non porta contenuti nuovi o stravolgenti, ma può sicuramente intrigare il lettore, anche attraverso le numerose citazioni e la ricca bibliografia finale, ad approfondire la propria conoscenza in diverse direzioni.
Perché Sì. È scritto molto bene e sa mantenere alto l’interesse del lettore. Riesce ad incuriosire e allo stesso tempo offre gli strumenti per approfondire. Davvero notevole la bibliografia finale. Propedeutico.
Perché No. Si capisce che l’autore la sa lunga, e di questo ama un po’ compiacersi, ma certe riflessioni mi sono risultate un po’ inconcludenti. Immodesto.
Scheda del libro
| Titolo | Il Cigno nero Come l’improbabile governa la nostra vita |
| Autori | Nassim Nicholas Taleb |
| Editore | Il Saggiatore |
| Anno | 2014 |
| Pagine | 384 |
| Lingua | Italiano |




