L’economista anticonformista

copertina del libro Freakonomics di Steven Levitt e Stephen Dubner

Freakonomics è stato uno dei libri che mi ha fatto scoprire l’economia, soprattutto come essa possa aiutare a vedere il mondo con occhi diversi, per scoprire cosa si nasconde dietro fatti che diamo per scontati, rendendola un po’ meno la “scienza triste” di cui qualcuno disse.

Un grande economista è un uccello rarissimo, perché deve essere un matematico, uno storico, un uomo di stato, un filosofo. Deve saper cogliere il particolare nel generale ed essere astratto e concreto allo stesso tempo. Nessuna parte della natura dell’uomo o delle sue istituzioni deve sfuggire al suo sguardo. Deve essere determinato, ma disinteressato; distaccato ed incorruttibile come un artista, e tuttavia talvolta a contatto con la realtà come un politico“. Questo diceva Keynes tessendo le lodi del proprio mentore Alfred Marshall.

Senza scomodare i giganti della storia, perché in fondo stiamo parlando di una lettura molto leggera, ho ritrovato molte di queste caratteristiche, insieme ad una buona dose di anticonformismo, in questo furbo e scorrevole saggio, che per molti è diventato un classico.

Perché Sì. Perché è un libro che presenta l’economia sotto aspetti originali e può accendere la curiosità verso questi argomenti.

Perché No. Perché pur essendo una lettura interessante e divertente, forse tratta argomenti distanti dalla nostra vita, quindi ha pochi risvolti pratici.

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