Non sparate sull’utente!

Una lezione di design e responsabilità

Donald A. Norman è uno psicologo cognitivo e uno dei padri fondatori dello human-centered design. Ha insegnato in università come Harvard e UC San Diego, ha lavorato in Apple e ha contribuito a portare il tema dell’usabilità dal laboratorio alla vita quotidiana. La caffettiera del masochista è probabilmente il suo libro più noto.

Il punto di partenza è semplice, quasi banale: perché così tanti oggetti di uso quotidiano sono difficili, frustranti, a volte incomprensibili? La famosa caffettiera che scotta, raffigurata sulla copertina dell’edizione che ho letto, confonde e punisce chi la usa, diventando il simbolo di una progettazione che scarica sull’utente la colpa di un cattivo design. Se sbagli, non sei tu a non capire: è l’oggetto che non comunica. Il fatto è che incolpare le persone è sempre la scappatoia più semplice, che trova il colpevole ed evita problemi di riprogettazione. Facile, no?

Norman lo dice in modo diretto, quasi brutale:

«È impossibile risolvere i problemi finché non si ammette che esistono. Quando diamo la colpa alle persone, è difficile convincere le organizzazioni a ristrutturare i processi per eliminare il problema: in fin dei conti, se colpevole è una persona, si sostituisce la persona. Ma raramente è così: di solito, a creare problemi sono il sistema, la procedura o la pressione sociale, e i problemi non si risolveranno senza affrontare tutti questi fattori».

Da qui prende forma una lunga e convincente galleria di esempi: porte che non indicano se tirare o spingere, telecomandi sovraccarichi di tasti, fornelli che sembrano progettati apposta per favorire l’errore. Norman introduce concetti chiave come affordance, feedback, mapping e vincoli, spiegandoli senza tecnicismi inutili.

Ma lungo tutto il libro emerge anche un altro filo conduttore: l’idea che design e innovazione procedano insieme. Per Norman innovare non significa aggiungere complessità, ma rendere le cose più comprensibili, più umane. Ed è proprio questa attenzione a fare dell’innovazione un progresso reale, e non un semplice esercizio tecnologico. Il risultato è una divulgazione intelligente, concreta, spesso ironica, accessibile anche a chi non ha mai sentito parlare di design.

Ma i prodotti fisici sono solo la punta dell’iceberg. Gli stessi errori si ripetono nei software, nei servizi, nei sistemi complessi, soprattutto quando le regole diventano numerose, rigide e poco allineate ai comportamenti reali delle persone. A quel punto la riflessione si allarga: progettare non significa soltanto far funzionare qualcosa, ma decidere – spesso in modo implicito – come le persone dovranno muoversi, adattarsi o addirittura aggirare un sistema pur di poter lavorare.

Norman lo mostra con un esempio illuminante, legato ai sistemi di sicurezza:

«Quanto più è complesso il sistema, tanto meno è sicuro, perché nell’impossibilità di ricordare tutti questi dati la gente li scrive. […] La maggior parte delle persone sono onesti lavoratori: proprio per loro i complessi sistemi di protezione sono d’impiccio, ostacolandoli nel lavoro. Il risultato è che spesso sono i migliori impiegati a violare le regole di sicurezza, compromettendo l’intero sistema».

Letto fino in fondo, questo libro è una vera chiamata alla responsabilità. La caffettiera del masochista dovrebbe essere un testo obbligatorio per chiunque progetti qualcosa: oggetti, software, processi o organizzazioni. Perché un cattivo progetto non è mai neutrale. Non si limita a produrre piccoli errori, ma plasma comportamenti, normalizza inefficienze e scarica sugli individui il peso di decisioni prese altrove. Quando un sistema è pensato male, chi lo usa finisce per adattarsi, aggirarlo o, più semplicemente, sentirsi inadeguato.

Riletto oggi, il libro conserva una notevole attualità, anche grazie alle riedizioni che hanno aggiornato diversi esempi. In un contesto fatto di sistemi sempre più complessi e poco trasparenti, Norman riporta l’attenzione su un punto fondamentale: quando qualcosa non funziona, il problema raramente è l’utente. Più spesso è il progetto.

Perché sì. Perché è un libro che forma una mentalità. Aiuta a vedere gli errori non come incidenti isolati, ma come conseguenze di scelte precise. È una lettura fondamentale per chi lavora su prodotti, servizi e organizzazioni, e per chiunque voglia capire quanta responsabilità si nasconda dietro un progetto apparentemente “tecnico”.

Perché no. Se cerchi un manuale operativo o una raccolta di strumenti pronti all’uso, questo non è il libro giusto. Alcuni passaggi possono risultare introduttivi per chi ha già molta esperienza nel design. Non è un testo da consultare all’occorrenza: è un libro da leggere con calma e assorbire.descritto potrebbe lasciare insoddisfatti i lettori in cerca non solo di una diagnosi critica, ma anche di possibili alternative.

TitoloLa caffettiera del masochista
Il design degli oggetti quotidiani
Autori  Donald Norman
EditoreGiunti
Anno2014
Pagine333
LinguaItaliano

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