
Clara Mattei è un’economista e storica del pensiero economico. Insegna alla New School for Social Research di New York e i suoi studi si concentrano sul rapporto tra politiche economiche, potere e democrazia, con particolare attenzione ai temi dell’austerità e della storia economica europea del Novecento.
L’economia è politica parte da una tesi tanto semplice quanto radicale: l’economia non è una sfera tecnica separata dalla politica, ma il quadro dentro cui la politica stessa prende forma. Non sono le scelte economiche a essere una componente dell’azione politica; al contrario, sono le decisioni politiche a essere profondamente condizionate dal sistema economico che, in un determinato momento storico, si è affermato come dominante.
Mattei costruisce il suo ragionamento mostrando come molte politiche presentate come “necessarie”, “inevitabili” o “tecniche” siano in realtà il risultato di scelte storiche ben precise. Il pareggio di bilancio, i tagli alla spesa sociale, la riduzione del ruolo redistributivo dello Stato non vengono letti come risposte obbligate a vincoli esterni, ma come strumenti politici funzionali a preservare determinati rapporti di potere e di classe. In questo senso, l’austerità non è solo una politica economica, ma un meccanismo di disciplina sociale che rafforza la dipendenza dal mercato.
“L’ordine del capitale non è un dato naturale garantito una volta per sempre, al contrario, esso va difeso costantemente. E’ un ordine fragile e l’austerità è il mezzo che è stato perfezionato nel corso del tempo per salvaguardarlo. L’austerità “gestisce” l’economia nel senso più radicale del termine: produce precarietà, ci rende docili e controllabili.”
Un tema centrale del libro è il lavoro salariato, inteso come pilastro del capitalismo moderno insieme alla proprietà privata dei mezzi di produzione. Mattei insiste sul fatto che il capitalismo non si fonda semplicemente sull’esistenza dei mercati, ma su una specifica relazione sociale che rende una parte della popolazione strutturalmente dipendente dalla vendita della propria forza lavoro. La disoccupazione, in questa prospettiva, non è un’anomalia da correggere, ma un elemento funzionale al sistema, perché indebolisce la solidarietà tra lavoratori e rafforza il potere disciplinante del mercato.
L’analisi è arricchita da numerosi riferimenti storici, in particolare al caso italiano. Il fascismo viene letto non come una deviazione rispetto al capitalismo, ma come una fase in cui lo Stato intervenne in modo deciso per proteggere l’accumulazione di capitale, comprimendo salari, diritti e spesa sociale. L’uso di esempi storici serve all’autrice per mostrare come certi meccanismi si ripresentino ciclicamente, pur in contesti diversi, e come il confine tra economia e politica venga ridefinito ogni volta che il conflitto sociale diventa troppo visibile. Interessante da questo punto di vista la citazione dello storico Ralph Miliband:
Ciò che veramente colpisce nei rapporti reciproci tra partiti, dirigenti politici e uomini di governo non sono le loro molte divergenze bensì il loro sostanziale accordo sui problemi di fondo, come essi stessi quando la situazione lo esige, sono soliti ammettere, e come molta gente, nonostante la propaganda politica di cui è vittima, riconosce quando afferma che “i politici sono tutti uguali”.
Il tono del libro, a partire dalla copertina che richiama idealmente Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, è dichiaratamente militante, ma sostenuto da un impianto analitico solido. Ogni capitolo è accompagnato da una bibliografia ampia e puntuale, che rende esplicite le fonti teoriche e storiche su cui poggiano le argomentazioni. I concetti chiave vengono spiegati con chiarezza e il testo risulta accessibile anche a lettori privi di una formazione economica specialistica, purché disposti a confrontarsi con un’impostazione critica schierata e non rassicurante.
Nel complesso, L’economia è politica si propone come un punto di partenza più che come una sintesi conclusiva. Il libro non offre soluzioni operative né “vie d’uscita” definite, ma invita il lettore a mettere in discussione la narrazione economica dominante e a riconoscere il carattere profondamente politico di ciò che spesso viene presentato come neutrale o inevitabile.
Perché sì. Per la chiarezza espositiva con cui affronta temi complessi, per il rigore scientifico supportato da una bibliografia curata e per la capacità di offrire una chiave di lettura coerente del rapporto tra economia, Stato e democrazia. È una lettura stimolante per chi avverte i limiti della narrazione economica contemporanea e cerca strumenti critici per interpretarla.
Perché no. Per il tono fortemente militante, che può risultare respingente per chi cerca un’analisi più distaccata o rassicurante. Inoltre, l’assenza di proposte concrete o di una prospettiva di uscita dal quadro descritto potrebbe lasciare insoddisfatti i lettori in cerca non solo di una diagnosi critica, ma anche di possibili alternative.
Scheda del libro
| Titolo | L’economia è politica Tutto quello che non vediamo dell’economia e che nessuno racconta |
| Autori | Clara Mattei |
| Editore | Fuoriscena |
| Anno | 2023 |
| Pagine | 191 |
| Lingua | Italiano |




