La semiotica nel mondo reale

copertina del libro Semiotica in pratica di Laura Rolle

Per lavoro mi occupo di prodotti da molti anni e alla luce della mia esperienza posso dire che il prodotto, inteso come puro oggetto o servizio che si acquista, è sopravvalutato. Siamo nell’epoca della sovraproduzione. Tutto è già stato fatto, in numerose versioni. Con ciò non sto dicendo che il prodotto non sia importante, anzi il contrario, ma non è l’unico fattore che induce il cliente all’acquisto, e di certo non il più importante.

Non si spiegherebbe l’enorme differenza di prezzo fra capi di abbigliamento che ormai tutti sappiamo sono prodotti nello stesso luogo e differiscono solo per l’etichettatura, o fra profumi, prodotti alimentari, automobili dello stesso segmento, spazzolini elettrici!

Se ci fermassimo ad analizzare con lucidità e oggettività i nostri comportamenti da cliente, ci sorprenderemmo ad osservare un essere impulsivo, più concentrato sulle percezioni e i valori simbolici trasmessi dall’atto dell’acquisto e dal possesso, che su ragioni di massimizzazione del risparmio rispetto all’aderenza ai nostri veri bisogni (in realtà potremmo anche scoprire con sorpresa una persona che non ha veri bisogni).

I brand con i loro valori simbolici possono spiegare (e piegare) i nostri comportamenti, e la semiotica può essere utilizzata per schematizzarli e aiutarci a compiere ragionamenti sul corretto posizionamento di un marchio nella mente del cliente.

In qualunque modo il brand si manifesti al proprio pubblico – attraverso il design dei prodotti, il tipo di marchio, gli spazi di vendita, il linguaggio fotografico – qualunque forma scelga per comunicare, c’è sempre una correlazione tra questo piano dell’espressione e il piano dei contenuti, in termini di temi e valori trattati. Sulla relazione tra questi due piani lavora appunto l’analisi semiotica, il più delle volte per valutarne la coerenza.

La semiotica è una scienza complessa, estremamente versatile, e molto pratica. Può spiegarci come l’immagine di un villaggio vacanze possa attrarre o respingere certi clienti, come una casa farmaceutica possa riproporsi correttamente nel settore veterinario, come un marchio acquisito possa essere percepito nella gamma della nuova proprietà senza perdere la propria identità, come la confezione faccia percepire in modo diverso lo stesso prodotto, come rendere l’acqua un prodotto unico attraverso l’etichetta, come i propri associati vedono l’associazione e cosa si aspettino da essa.

Tutti questi esempi sono tratti da “Semiotica in pratica” di Laura Rolle, un libro veloce che in centocinquanta pagine riassume la teoria e presenta diversi casi pratici, modalità perfetta per mostrare come anche la materia più complessa e apparentemente teorica possa rivelarsi un indispensabile strumento di lavoro per posizionare un prodotto in un mercato.

(Questo libro ha) un obiettivo preciso: provare a far comprendere l’utilizzo pratico della semiotica nella ricerca, come possa essere uno strumento di supporto strategico per chi, per studio o per professione – consulente, pubblicitario, manager o imprenditore -, si confronta quotidianamente con il mercato e la comunicazione.

Perché Sì. Perché il concentrato di teoria e i successivi casi pratici può rivelarsi un percorso propedeutico per uno studio più approfondito, o per apprezzare la consulenza di un esperto del settore nello studio del nostro brand.

Perché No. Perché il riassunto della teoria può risultare troppo semplificatorio, e i casi pratici non necessariamente aderenti al prodotto che ci interessa.


Scheda del libro

TitoloSemiotica in pratica
Strumenti per governare le strategie di brand
AutoriLaura Rolle
EditoreFranco Angeli
Anno2014
Pagine154
LinguaItaliano

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