
Quando un libro arriva alla quarantesima edizione bisogna farsi qualche domanda, soprattutto se non si tratta di un romanzo ma di un piccolo saggio di finanza personale.
Così, scoraggiato dalla copertina e dal sottotitolo “Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro”, un po’ troppo ammiccanti per i miei gusti, ma incuriosito dalle numerosissime recensioni positive trovate sul web, mi sono deciso a fare un piccolo investimento in denaro, poco più di una decina di euro, e in tempo, qualche giorno di lettura nei ritagli di tempo, per poter valutare di persona.
Eccomi quindi qui a scrivere l’ennesima recensione favorevole per questo libro che è semplice e per certi versi avvincente come un racconto autobiografico e ricco di contenuti come un saggio di finanza personale.
Intendiamoci, non troverete al suo interno formule sconvolgenti o contenuti esclusivi, la maggior parte dei consigli sono di puro buon senso, eppure presentati con un filo logico in qualche modo rivoluzionario, che non tutti possono essere disposti ad accettare.
Il presupposto alla base è la visione dei fatti economici della vita come se fossero quelli di un’azienda e quindi l’applicazione delle regole del bilancio per catalogarli.
Ora, va detto che la ragioneria è forse la materia più noiosa al mondo. Può anche essere la più difficile; però, se volete arricchirvi a lungo termine, si rivela la più importante.
Con questo metodo riusciamo ad avere una percezione molto diversa del nostro mondo personale, con un conto economico formato da redditi (lo stipendio) e spese (rate del mutuo, cibo, vestiti, bollette, ecc.) e uno stato patrimoniale formato da attività (investimenti) e passività (mutuo, prestiti).
Regola numero uno. Occorre saper distinguere tra attivi e passivi, e comprare i primi. Questo è tutto ciò che occorre per essere ricco, è la regola numero uno. L’unica. Può sembrare assurdo o troppo semplicistico, ma molti non si rendono conto di quanto essa sia radicale.
L’obiettivo è quello di massimizzare gli attivi e i redditi che generano e minimizzare i passivi e le spese, concetto ovvio, ma non così semplice da realizzare, innanzi tutto perché bisogna saper distinguere queste voci, in secondo luogo perché questo può significare apportare dei cambiamenti anche drastici alla nostra vita.
Il ceto medio si trova costantemente in difficoltà finanziarie: i redditi principali sono rappresentati dallo stipendio, aumentando il quale aumentano anche le tasse. Le spese tendono a crescere in egual proporzione all’aumento di stipendio; di qui l’espressione Corsa del topo. I borghesi considerano la casa un bene principale degli attivi invece di investire in attivi che producono reddito.
Al termine del libro mi sono chiesto se avrei fatto scelte diverse nella mia vita, e devo dire che forse avrei fatto lo stesso percorso, ma con una consapevolezza diversa, per questo motivo ritengo che questo potrebbe essere un bellissimo regalo da fare ad un ragazzo delle superiori, non foss’altro che per imparare alcuni concetti basilari sul denaro che la scuola non insegna. Il resto sono scelte personali, ma sapere è già un po’ cambiare.
PRIMA DI TUTTO INVESTITE NELL’ISTRUZIONE: L’unico bene interamente nostro è la mente individuale, lo strumento più potente che abbiamo. Ognuno può scegliere cosa inserire nel proprio cervello: può guardare la televisione tutto il giorno, leggere riviste, andare a corsi di ceramica o a lezioni di investimento finanziario. Spetta a noi decidere.
Perché Sì. Perché si imparano in modo semplice e veloce delle regole molto pratiche di finanza personale, applicabili in ogni ambito della nostra vita.
Perché No. Perché la vita non è necessariamente un’azienda, e non è detto che se tutti si comportassero come l’autore insegna il mondo sarebbe un posto migliore.
Scheda del libro
| Titolo | Padre ricco padre povero Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro |
| Autori | Robert T. Kiyosaki |
| Editore | Gribaudi |
| Anno | 2004 |
| Pagine | 208 |
| Lingua | Italiano |




