Quando le buone pratiche portano al fallimento

Citando l’autore, questo libro ha per argomento il fallimento delle aziende leader quando si trovano di fronte a certi tipi di cambiamento e tecnologia. Non si parla di piccole aziende, oppure linee di business secondarie, ma di società che hanno raggiunto l’apice di un mercato, che molti hanno cercato di emulare, note per l’abilità di innovare ed eseguire.

Nel suo interessante lavoro, frutto di anni di studi, Christensen disegna un modello che spiega come le buone pratiche manageriali, quelle che portano al successo di un’azienda, sono le stesse che falliscono di fronte all’avvento di innovazioni dirompenti.

A dimostrazione di come questo destino non dipenda da ragioni esogene, come possono essere il momento storico, la collocazione geografica oppure la tecnologia, l’autore approfondisce tre settori molto diversi tra loro: l’industria dell’hard disk, il mondo degli escavatori meccanici e le acciaierie, ritrovando le stesse cause comuni alla base del fallimento dei leader.

Il modello si basa su tre punti:

1) La distinzione fondamentale tra innovazione di sostegno o incrementale ed innovazione dirompente o radicale

2) Le tecnologie si possono evolvere a velocità molto diverse rispetto al ritmo del mercato, da cui gran parte dei clienti non può essere immediatamente in grado di capirle ed apprezzarle

3) Le grandi aziende, basandosi su calcoli di payback, investono in tecnologie consolidate, che i clienti già conoscono e apprezzano, rischiando di affrontare con troppo ritardo una nuova tecnologia e farsi superare da chi è partito molto prima.

Ecco quindi il grande dilemma dell’innovatore, che ridimensiona un mito del marketing: quanto devo ascoltare i miei attuali clienti, rischiando di restare indietro nel mio percorso di innovazione? Se Steve Jobs avesse ascoltato gli utilizzatori di telefonini all’inizio degli anni 2000, avrebbe investito sullo sviluppo dell’iphone oppure su un telefono più compatto?

Essere vicini ai clienti è di fondamentale importanza, ma solo per studiarne i bisogni, e avendo chiara in testa la distinzione fra innovazioni di sostegno e dirompenti. I nostri clienti non ci chiederanno mai di stravolgere la loro vita.

La buona gestione dei due tipi di innovazione richiede organizzazioni diverse, focalizzate su numeri e tipologie di mercato diverse. La grande azienda affermata, in particolare, è obbligata a seguire la maggioranza di mercato perché in primo luogo è in grado di produrre un guadagno sufficiente a ripagare i propri costi fissi. Per poter invece coltivare l’innovazione dirompente è necessaria una struttura snella, in grado di adattarsi velocemente alle nicchie di mercato dove la nuova tecnologia può essere valorizzata fornendo le risorse per la sua crescita.

Un libro che presenta un grande dilemma quindi, ma che propone anche delle soluzioni pratiche (sebbene coraggiose), anch’esse supportate da esempi di storie di successo concrete. L’innovazione può portare alla crisi, ma è possibile affrontarla in modo alternativo.

Perché Sì. Per fornire ragioni concrete a chi ha sempre avuto la percezione che l’attenzione per il mercato non deve trasformarsi in ossessione e che è l’azienda con la sua visione a dover condurre il business.

Perché No. Christensen ci parla di un problema, ma l’innovazione dirompente non è un fatto che accade tutti i giorni, e la soluzione proposta richiede risorse di cui non tutti possono disporre.


Scheda del libro

Titolo Il dilemma dell’innovatore.
Come le nuove tecnologie possono estromettere dal mercato le grandi aziende
AutoriClayton M. Christensen
EditoreFranco Angeli
Anno2016
Pagine314
LinguaItaliano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto