1. Introduzione

In uno scritto in memoria del proprio maestro Alfred Marshall, John Maynard Keynes riassunse con queste parole l’essenza di un grande economista: “Deve avere uno standard elevato in vari campi e combinare talenti che non è facile trovare riuniti in una sola persona. Deve essere un matematico, uno storico, un uomo di stato, un filosofo – o almeno deve esserlo in qualche misura. Deve capire i simboli e usare le parole. Cogliere il particolare nel generale ed essere astratto e concreto esattamente nello stesso tempo. Deve studiare il presente alla luce del passato con il fine di guardare al futuro. Nessuna parte della natura dell’uomo o delle sue istituzioni deve sfuggire al suo sguardo” (Keynes, 1924).

Ho pensato di trattare l’argomento della mission aziendale, nonostante nel 2021 possa risuonare un poco âgée, per coronare cinque anni di studi in economia ispirandomi ad un tema che potrebbe sembrare solo un esercizio teorico, ma che influisce sulle piccole o grandi decisioni manageriali di ordine molto pratico che devo assumere ogni giorno nella mia vita lavorativa all’interno di un’impresa.

Concentrandosi infatti sul campo di studi che chiamiamo economia aziendale, quale argomento si avvicina meglio ai concetti espressi nella definizione di Keynes di quello della mission aziendale? Non è forse essa l’elemento che coglie il particolare nel generale e deve essere astratta, per ispirare i suoi destinatari, e concreta, per guidare azioni che hanno conseguenze reali? Non deve forse “Studiare il presente alla luce del passato con il fine di guardare al futuro” dell’impresa?.

La mission, lontana dall’essere un tema superato, è comunemente considerata alla base di tutti gli obiettivi e le strategie di un’organizzazione, se non la definizione stessa del business in cui l’impresa opera.

Diversi uomini di teoria e di pratica hanno apportato negli anni il loro contributo, scrivendo una numerosità di articoli e libri che affermano il modo migliore per creare un mission statement efficace ma, come molti argomenti in economia, le soluzioni prospettate sono alquanto eterogenee e poco condivise.

Il risultato è che ancor più che in altri temi aziendali, non esiste una “One best way”, ma diverse modalità con cui le imprese affrontano l’argomento in questione in modo originale.

In questo lavoro di ricerca ci si propone di partire dalle fonti di legge alla base dell’attività economica e dell’azienda, e dei diversi strumenti di rendicontazione creati nel tempo per rappresentare le sue complesse interrelazioni con il contesto, per ribadire la centralità ed estrema attualità della mission.

Si prenderanno quindi in considerazione le quaranta società quotate nel principale indice di Borsa Italiana, realtà molto significative e con un ruolo di leadership nell’industria, raccogliendo ed analizzando i mission statement presenti in tre importanti posizioni: il sito internet, come luogo privilegiato per la comunicazione verso tutti gli stakeholder interni ed esterni, la Dichiarazione non Finanziaria, come documento di rendicontazione obbligatorio ad integrazione del Bilancio di Esercizio, il Codice Etico, come strumento di guida dei comportamenti dei lavoratori che operano a tutti i livelli dell’impresa.

Si potrà in questo modo avere una raccolta strutturata degli enunciati, come immagine dell’utilizzo della mission da parte di queste importanti istituzioni, e svolgere delle riflessioni relative alla loro presenza e coerenza fra di loro, come segno dell’attenzione posta dal top management nei confronti di questo strumento.

In seguito sarà possibile elaborare delle proposte che mirino a introdurre e migliorare l’utilizzo della mission nell’operatività delle imprese.

Keynes, J. M. [1924], Alfred Marshall, 1842-1924, in “The Economic Journal”, n. No. 135 (Settembre 1924), pag. 311 – 372

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