Olivetti e la vision di Adriano

copertina del libro Adriano Olivetti un italiano del novecento di Paolo Bricco

Ho acquistato questa biografia di Adriano Olivetti nei primi giorni di agosto, dopo averne accantonato un’altra meno avvincente (e di cui ometto il titolo in quanto qui si parla solo di libri interessanti), rendendola una delle mie letture da ombrellone.

La mia conoscenza di Olivetti è iniziata nel laboratorio dell’istituto tecnico, dove da studente di informatica mi esercitavo con i personal computer M24, e per il sentito dire riguardo l’essere un pioniere del welfare aziendale.

Molto di più emerge dall’opera del giornalista Paolo Bricco, profondo conoscitore di Olivetti, ex membro del Consiglio direttivo dell’archivio Storico Olivetti e autore di altri libri sull’argomento. Il ritratto di una persona poliedrica, anche contraddittoria, dove l’essere presidente di una grande azienda innovativa e amata dai suoi lavoratori è solo una delle tante tessere di un mosaico ricchissimo, fatto di esperienze dense di significato e vissute con grande passione e generosità.

Adriano ha una caratteristica: è una persona generosa. È un abile uomo d’affari. È spregiudicato. È duro. È un industriale con una grande capacità innovativa. Ha visione. Sembra sempre sul punto di rompersi in mille pezzi per la compresenza in lui di nature e pulsioni divergenti – l’economia e la politica, la cultura e la spiritualità, la specializzazione e il sincretismo – ma questo, fino al giorno della sua morte, non avviene mai. Paga bene. Non ha un rapporto patologico con i soldi suoi e dell’azienda. Non è avido. È al limite della munificenza.

Raccontando di Adriano, l’autore ci racconta anche dell’Italia a cavallo delle due guerre, le manifestazioni operaie dell’inizio del novecento, l’avvento del fascismo, la guerra mondiale, la ricostruzione. Tutti avvenimenti che il protagonista visse in prima persona, cercando sempre di perseguire la propria visione della società, gli interessi dell’azienda Olivetti e di tutti i lavoratori legati a quell’esperienza. E ancora i successi imprenditoriali, il progetto politico delle comunità, l’esperienza fallimentare elettorale, le iniziative editoriali e le collaborazioni con i grandi intellettuali.

“Mi contraddico? Certo che mi contraddico! Sono vasto. Contengo moltitudini”: Adriano è un demiurgo insieme consapevole e inconsapevole, cosciente e incosciente, razionale e fallimentare, dentro e fuori dal suo tempo, in grado di contribuire alla nuova realtà impastandola con pezzettini della sua pelle e costruendo il campo, insieme protetto e aperto, in cui altri si possano muovere.

Il sugo della storia, per dirla alla Manzoni, è che le persone, e anche le imprese frutto della loro iniziativa economica, restano immortali non nella ricchezza finanziaria prodotta, bensì nel bene procurato alla società, e questo è probabilmente la prova tangibile dell’utilità sociale citata nella Costituzione che provocò tanto dibattito tra i padri costituenti.

L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. (art. 41 Cost.)

Da questo punto di vista l’impresa Olivetti non si è forse distinta nel tempo per il rispetto del principio di economicità, fondamento dell’economia aziendale, ma ha tenuto fede alla propria mission di utilità sociale, impostata agli albori dal fondatore Camillo e rafforzata dalla visione di Adriano, guadagnandosi gli onori della notorietà nel tempo.

Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita della fabbrica?

Perché Sì. Perché raccontando la vita di Adriano Olivetti l’autore descrive un pezzo di storia dell’Italia che cambia, riuscendo a dare un senso alle sue scelte e alla sua visione dell’industria e della società.

Perché No. Perché si concentra molto sulla vita della persona, di cui le vicende dell’azienda Olivetti sono solo una parte, sebbene significativa. Per chi fosse interessato all’azienda Olivetti, probabilmente altre letture sarebbero più adatte.

TitoloAO Adriano Olivetti un italiano del novecento
AutoriPaolo Bricco
EditoreBiblioteca Universale Rizzoli
Anno2022
Pagine477
LinguaItaliano

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