
Esistono due tipi di gioco: i giochi finiti e i giochi infiniti.
I primi hanno giocatori conosciuti, regole predeterminate, e un obiettivo da raggiungere, che determina la vittoria e la fine del gioco. Nei giochi finiti c’è un inizio, uno svolgimento e una fine. Una partita di calcio è un gioco finito.
I giochi infiniti sono giocati da persone conosciute e sconosciute, non hanno regole fisse, hanno orizzonti infiniti, si giocano continuamente, ma non si possono vincere. Fanno parte dei giochi infiniti il matrimonio, l’amicizia, il lavoro. Si vince continuando a giocare, perché soprattutto nella complessità del mondo interconnesso, eliminare l’avversario ha ricadute sul nostro stesso benessere.
Simon Sinek parte dall’opera dello storico James Carse “Finite and infinite games: a vision of life as play and possibility”, concentrandosi sul mondo del lavoro, per spiegare attraverso la metafora del gioco infinito, e con il suo stile pragmatico e scorrevole, i concetti alla base dell’economia aziendale: l’equilibrio istituzionale come condivisione di valori e obiettivi, equità delle ricompense, continuità, autonomia, durabilità, e l’equilibrio economico come la capacità di operare senza accumulare perdite. Concetti che richiedono una visione molto più ampia del business di quella cui molti sono portati a pensare.
Se nella scena finale del vecchio film “War Games”, il computer capiva che nei giochi di guerra l’unica mossa vincente è non giocare, nei giochi infiniti l’unica è continuare a giocare. A giudicare dagli ambienti tossici di molte realtà aziendali non si tratta di un concetto scontato.
Scheda del libro
| Titolo | Il gioco infinito |
| Autori | S. Sinek |
| Editore | Vallardi |
| Anno | 2019 |
| Pagine | 237 |
| Lingua | Italiano |




