2. Il senso dell’azienda tra nozioni teoriche e codice civile

Per scrivere di mission aziendale è necessario innanzitutto approfondire il concetto di azienda, una nozione tipicamente italiana, sulla quale si possono reperire in dottrina numerose definizioni, frutto di approcci che dipendono sia dal momento storico in cui sono stati pensate, sia dall’approccio teorico che ne sta alla base.

2.1. Evoluzione della nozione di azienda nel tempo

Esistono diversi approcci teorici che danno luogo a eterogenee interpretazioni di azienda. Fra questi si possono identificare tre importanti filoni racchiusi in altrettante teorie: la teoria contrattualistica, la teoria sistemica, la teoria organicistica.

La teoria contrattualistica, prima in ordine cronologico, si sviluppa dalla seconda metà del 1800 ai primi decenni del 1900 e si basa sull’osservazione dell’azienda intesa come un “insieme coordinato di contratti (di rapporti giuridici)” messi in essere per realizzare una determinata attività economica e per raggiungere il fine che i promotori di quella attività hanno prefissato (Catturi, 2010).

Il primo studioso di economia aziendale che cercò di dare una definizione di azienda fu Giuseppe Cerboni1, secondo il quale: “Il concetto di azienda, benché sia comune, se è studiato dal lato scientifico e per via di analisi, si presenta complesso di più elementi. Invero esso comprende: in senso oggettivo, la sostanza amministrabile e l’azione amministrativa; in senso soggettivo, il proprietario, l’amministratore, gli agenti e corrispondenti” (Cerboni, 1948).

Il Cerboni già rileva la complessità dell’azienda, distinguendo fra il patrimonio (la sostanza amministrabile) e il proprietario, l’amministratore, gli agenti e i corrispondenti che svolgono l’azione amministrativa.

Un’altra definizione citatissima è quella di Fabio Besta2, che individua l’azienda come “La somma dei fenomeni, o negozi, o rapporti da amministrare relativi ad un cumulo di capitali che formi un tutto a sé, o a una persona singola, o ad una famiglia o ad una unione qualsivoglia, od anche soltanto una classe distinta di quei fenomeni, negozi o rapporti” (Besta, 1922), concentrandosi sulle operazioni di gestione del patrimonio.

Intorno alla metà del 1900 si diffonde la teoria sistemica, che introduce il concetto d’insieme coordinato di risorse umane e materiali. L’azienda è vista come un sistema in cui la somma delle operazioni contabili è un aspetto correlato alle altre dimensioni. Questo consente alle diverse aree aziendali di dialogare con la contabilità, alla ricerca di una combinazione ottimale, che consenta di massimizzare il risultato.

Il riferimento di questo movimento è Gino Zappa3, che parla di “Istituto economico destinato a perdurare che, per il soddisfacimento dei bisogni umani, ordina e svolge in continua coordinazione la produzione o il procacciamento e il consumo della ricchezza” (Zappa, 1956), introducendo quindi il concetto di Istituto che sarà ripreso più tardi da altri studiosi.

Pietro Onida4, discepolo della scuola di Zappa, nella sua elegante definizione parla di azienda che “Contemplata sia nella gestione che nell’organizzazione, si presenta come un mobile complesso o sistema dinamico nel quale si realizzano in sintesi vitale l’unità nella molteplicità, la permanenza nella mutabilità”, e aggiunge, “ordinata a fini concernenti la soddisfazione dei bisogni umani, in quanto questa soddisfazione esiga consumo di beni economici e quindi anche produzione e acquisizione degli stessi” (Onida, 1960).

La definizione data da Aldo Amaduzzi5 inserisce il sistema azienda in un ambiente e include gli operatori tra i beneficiari dell’attività: “L’azienda è un sistema di forze economiche che sviluppa, nell’ambiente di cui è parte complementare, un processo di produzione, o di consumo, o di produzione e di consumo insieme, a favore del soggetto economico, ed altresì degli individui che vi operano” (Amaduzzi, 1967).

Un altro illustre allievo di Zappa è Carlo Masini6, che supera il concetto di Sistema con quello di Istituto, dando vita alla “Teoria Istituzionale”.

Per Masini, citato nel manuale di economia aziendale di Airoldi, Brunetti e Coda, “Le persone, nel loro complesso divenire, perseguono molteplici fini di varia specie e di vario grado; il perseguimento di tali fini suscita bisogni; per soddisfare i bisogni le persone svolgono, tra l’altro, l’attività economica, ossia l’attività di produzione di consumo di beni economici. Gran parte dell’attività economica si svolge nell’ambito di società umane, in particolare nell’ambito di istituti quali le famiglie, le imprese, gli istituti nonprofit e lo Stato” (Airoldi, Brunetti, Coda, 2005 ).

Al centro del pensiero di Masini vi sono quindi le persone, organizzate in istituzioni. Gli istituti sono gruppi dotati di regole e strutture di comportamento relativamente stabili, mentre: “Con il termine azienda si intende dunque, per astrazione, l’ordine strettamente economico di un istituto” (Masini, 1979).

La teoria organicista, che si diffonde nella seconda metà del 1900, impone, invece, una nuova visione dell’azienda: “Un’entità viva ed operante che tende al conseguimento di finalità proprie, ma anche al raggiungimento di scopi comuni, sviluppando un proprio particolare dinamismo e determinando il dinamismo della comunità sociale di appartenenza” (Catturi, 2010).

Per Alberto Ceccherelli7, padre della teoria organicistica: “Le aziende, considerate nella loro struttura cioè nella loro conformazione organica, sono predisposizioni di mezzi economici e di forze di lavoro costituite in rapporto alla quantità di mezzi disponibili e alla particolare attività che intendono svolgere. Considerate nel loro funzionamento le aziende sono organizzazioni in atto, cioè complessi operanti nei quali l’attività di lavoro deliberativa ed esecutiva di una o più persone si applica ai beni che formano la dotazione dell’azienda per aumentare l’utilità o il rendimento, per ottenere cioè un risultato economico utile” (Ceccherelli, 1962).

Un allievo del Ceccherelli è Alberto Riparbelli8 che, rifacendosi alla teoria organicistica del maestro, sostiene come “Le aziende, di per se stesse considerate e nei riguardi del loro soggetto, si presentano come degli organismi autonomi (ma non isolati dall’ambiente nel quale essi sussistono) tendenti al conseguimento di un fine determinato, mentre, nei riguardi della società, cioè correlate con un più vasto complesso, si presentano come degli organi della più complessa organizzazione sociale, organi rispondenti a determinate funzioni” (Riparbelli, 1962).

Concludo questo breve elenco di definizioni con quella data da Guido Ponzanelli, che descrive l’azienda quale “Denominazione a carattere amministrativo delle varie comunità di individui (…) istituite e rette per il soddisfacimento dei più differenti bisogni” (Ponzanelli, 1977), mettendo in evidenza come gli uomini, da semplice forza messa a disposizione tramite un contratto di lavoro, sono visti attraverso una lente sociale come una comunità.

2.2. La definizione del codice civile

Il codice civile definisce l’azienda come “Il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa” (Art. 2555 c.c.).

Si può notare la distinzione tra il concetto di azienda, soggetto della nozione, e quello di impresa, l’attività economica organizzata esercitata dall’imprenditore (Art. 2082 c.c.).

I due termini sono legati da un rapporto di mezzo a fine: i beni che costituiscono l’azienda sono lo strumento con il quale l’imprenditore esercita la sua attività, orientata ad un determinato fine produttivo.

Nella nozione di azienda è importante notare il riferimento al termine “organizzati”. L’insieme dei beni, di qualsiasi natura, è oggetto nel tempo di modifiche, ma resta caratterizzato da un’unità di tipo funzionale, sia per l’utilizzo complementare che ne fa l’imprenditore sia, soprattutto, per la loro destinazione al fine produttivo (Campobasso, 2013).

2.3. Oltre lo scopo economico

Da questo excursus si evince come l’azienda sia stata descritta in modo sensibilmente diverso nel tempo, passando da un insieme di operazioni contabili, ad un sistema, ancorché di tipo meccanico, in grado di collegare la dimensione contabile dell’impresa a quella operativa, fino a giungere ad una sorta di organismo con al centro l’essere umano in continuo interscambio con l’ambiente circostante.

Tutte le definizioni sopra citate si focalizzano sulla somma dei beni in capo all’imprenditore, per poi concentrare sempre più l’attenzione sulle modalità con cui questi vengono utilizzati per creare un valore funzionale al raggiungimento di un fine.

L’azienda ha quindi uno scopo, il soddisfacimento dei bisogni umani, che può essere perseguito in modo diretto, attraverso il consumo di beni, oppure indiretto, attraverso la sua produzione e scambio.

Concentrandoci sull’aspetto puramente contabile e sul breve termine lo scopo dell’azienda potrebbe semplicemente consistere in queste tre attività, ma se si espande la prospettiva introducendo la dimensione sociale e l’economicità, intesa come equilibrio reddituale, monetario e patrimoniale nel lungo termine, questi termini diventano superficiali, insufficienti.

Nasce l’esigenza di inquadrare le azioni di produzione, scambio e consumo, in una missione, una cornice in grado di dare loro un senso più profondo e costruttivo, all’altezza dell’uomo, fulcro dell’attività d’impresa, e con un respiro di lungo termine.

1Giuseppe Cerboni (Marciana Marina, 23 dicembre 1827 – Porto Azzurro, 14 febbraio 1917) è stato un ragionerista. Dal 1876 ragioniere generale dello Stato, ideatore di un sistema logismografico, adottato nel 1877 per la contabilità generale dello Stato.

2Fabio Besta (Teglio 1845 – Tresivio, Sondrio, 1922), studioso di ragioneria. Professore dal 1872 al 1919, nell’Istituto superiore di commercio di Venezia.

3Gino Zappa (Milano, 30 gennaio 1879 – Venezia, 14 aprile 1960), studioso di economia aziendale. Professore di ragioneria nell’Istituto superiore di scienze economiche e commerciali a Genova, poi a Venezia e contemporaneamente all’università Bocconi di Milano.

4Pietro Onida (Villanova Monteleone, 12 gennaio 1902 – Milano, 24 giugno 1982), economista. Professore di ragioneria generale e applicata nelle università di Venezia, Cattolica di Milano, Torino e Roma.

5Aldo Amaduzzi (Taranto, 1904 – Roma, 1991), studioso di ragioneria. Professore nelle università di Catania, Bari, Genova e Roma

6Carlo Masini (Milano, 1914 – Milano, 1995), economista. Professore all’università Bocconi di Milano dal 1960 al 1985, professore emerito dall’Accademia Italiana di Economia Aziendale dal 1970 al 1983, direttore dell’Istituto di Economia Aziendale “Gino Zappa” fino al 1990.

7Alberto Ceccherelli (Firenze, 1885 – ivi, 1958), studioso di ragioneria italiano. Professore di Ragioneria generale e applicata nell’università di Firenze dal 1932.

8Alberto Riparbelli (Firenze, 1907 – ivi, 1971), studioso di ragioneria italiano. Professore di Ragioneria generale e applicata presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Firenze dal 1932.

Airoldi, G., Brunetti, G., Coda, V. [2005], Corso di economia aziendale, Il mulino, Bologna

Amaduzzi, A. [1967], L’azienda nel suo sistema e nell’ordine delle sue rilevazioni, UTET, Torino

Besta, F. [1922], La ragioneria, Vallardi, Milano

Campobasso, G.F. [2013], Diritto dell’impresa, UTET Giuridica, San Mauro Torinese (TO)

Catturi, G. [2010], Tempi storici e tempi aziendali: aspetti metodologici e conseguenze operative ovvero la matrice storica degli studi e dell’operatività aziendale in italia dalla sua unificazione ai giorni d’oggi, in “De Computis – Revista Española de Historia de la Contabilidad”, n. 13, pag. 41-94

Ceccherelli, A. [1962], Istituzioni di ragioneria, Le Monnier, Firenze

Cerboni, G. [1948], Enciclopedia di amministrazione e contabilità, vol. I, Vallardi, Milano

Masini, C. [1979], Lavoro e risparmio, UTET, Torino

Onida, P. [1960], Economia d’azienda, UTET, Torino

Ponzanelli, G. [1977], Lezioni di Ragioneria Generale, Libreria Ticci, Siena

Riparbelli, A. [1962], Correlazioni ed interdipendenze fra organismi aziendali, Cursi, Pisa

Zappa, G. [1956], Le produzioni nell’economia dell’impresa, Giuffré, Milano

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