Il denaro è una promessa

Proseguo il mio viaggio tra i libri che raccontano la finanza da prospettive diverse. Questa volta si tratta di un viaggio indietro nel tempo, alle origini del denaro e delle banche, per capire che molte delle dinamiche che oggi diamo per scontate hanno radici antiche e profondamente umane.

Paolo Zannoni si definisce banchiere d’affari. Lo fa senza esitazioni, con l’ironia di chi è consapevole che la sua professione può talvolta suscitare giudizi affrettati (“Ci sono modi peggiori di impiegare il tempo”). Il suo è un curriculum raro: studi a Bologna, Firenze e Yale, un’esperienza con Gianni Agnelli a Washington e Mosca (da dove ha assistito al crollo dell’Unione Sovietica), poi Goldman Sachs e oggi nella presidenza di Prada Holding.

Un percorso che potrebbe evocare ambizione e cinismo, ma quello che traspare dalle pagine del libro è soprattutto una grande curiosità e passione per la storia economica, fatta di persone e di scelte che, nel corso dei secoli, hanno plasmato il mondo moderno.

Chi pensa che la finanza sia fatta solo di numeri, grafici e algoritmi dovrebbe leggere questo libro. Moneta e promesse ci racconta una storia molto più antica e molto più umana: quella della fiducia. Fiducia negli uomini, prima ancora che nelle banche o nelle monete. Perché alla fine, dietro ogni moneta c’è una promessa e dietro ogni promessa c’è un rischio.

L’autore ci accompagna in un viaggio che parte dalla Venezia medievale e arriva alla Russia zarista, passando per l’Inghilterra dei tally (i bastoncini su cui si scrivevano i debiti), per la finanza creativa – e benefica – di Napoli, il mercato dei cambi di Lione e l’America dei padri fondatori. È un viaggio attraverso i secoli e i continenti per scoprire come sono nati il credito, le banche, i controlli finanziari e, soprattutto, il sistema di fiducia senza cui il denaro sarebbe solo un pezzo di carta (o un codice binario).

Personalmente ho trovato affascinante la storia di Bernardo Davanzati e del suo libretto “Lezione delle monete e Notizia de’ cambj“: un piccolo classico dimenticato, che Zannoni consiglia giustamente di riscoprire e studiare ancora oggi. Tanto che mi sono incuriosito e ho cercato una copia da leggere.

Notizia de’ cambi dovrebbe essere una lettura obbligatoria nei corsi di finanza di qualsiasi business school. Secondo i pochi che lo conoscono il contributo di Davanzati alla storia della finanza è simile a quello di un suo conterraneo e quasi contemporaneo – Niccolò Machiavelli – alla storia del pensiero politico.”

Mi hanno colpito anche la severità dei controlli veneziani sulle banche, un’anticipazione della vigilanza finanziaria moderna, e il doppio sistema economico della Russia: quello ufficiale, statale, con sede nella Piazza Rossa, e il parallelo, fatto di scambi tra cittadini, con sede nella Sukharevka, l’antico mercato all’aperto di Mosca.

Un altro tema che emerge con forza è il legame tra denaro e guerra: a vincere non è solo chi ha l’esercito più forte, ma chi può permettersi di pagarlo più a lungo. La disponibilità di fondi e la fiducia dei mercati diventano quindi armi decisive. Chi gode di maggiore fiducia può emettere più moneta e sostenere sforzi militari che altrimenti sarebbero insostenibili. Una dinamica che dal Medioevo a oggi non è cambiata poi così tanto.

Lo stile del libro è scorrevole e appassionato. Magari non è una lettura da spiaggia: un minimo di interesse per la finanza aiuta a seguire meglio le vicende, ma Zannoni ha il pregio di spiegare temi complessi con chiarezza e con il ritmo del buon divulgatore. Ogni capitolo è autonomo, ma legato da un unico filo conduttore: la promessa che regge il denaro e la fiducia che tiene insieme i mercati, allora come oggi.

Anche se il libro non fa riferimenti espliciti all’attualità, è inevitabile pensare al presente. I controlli sulle banche, per esempio, a volte percepiti come eccessivi, nascono da secoli di crisi causate dall’assenza di regole e fiducia. Lo si è visto nel 2023 con il fallimento della Silicon Valley Bank e di altre banche regionali americane: l’allentamento dei requisiti prudenziali per gli istituti di medie dimensioni aveva permesso loro di esporsi a rischi eccessivi senza adeguati controlli. Quando la fiducia dei depositanti è venuta meno, la crisi è esplosa in poche ore. Segno che i problemi antichi si ripresentano sotto forme nuove

In conclusione, Moneta e promesse è un libro che consiglio a chi vuole capire da dove viene la finanza moderna e perché, da sempre, economia e finanza, che a prima vista sembrano regolate da leggi matematiche e razionali, sono in realtà storie di uomini e donne mossi da paure, ambizioni, fiducia e tradimenti. È sempre stato così: a far girare il denaro non bastano leggi e regolamenti, serve la fiducia reciproca tra chi presta e chi riceve. E oggi come allora, basta che quella fiducia si incrini perché tutto crolli nel giro di poche ore. È questa fragilità, umana prima ancora che economica, a rendere la finanza così simile alla vita.

Perché Sì. Perché è un saggio storico-finanziario che spiega con chiarezza e passione le origini del sistema economico moderno. Piacerà a chi vuole capire il legame profondo tra storia, finanza e società. L’autore riesce a rendere accessibili temi complessi senza rinunciare alla profondità.

Perché No. Perché resta comunque un libro di finanza e storia economica, quindi può risultare poco interessante a chi cerca narrazione, biografie o saggi più pratici. Chi non ha curiosità per questi temi potrebbe trovarlo impegnativo in alcuni passaggi.

TitoloMoneta e promesse
Sette storie di banchieri che hanno plasmato il mondo moderno
Autori  Paolo Zannoni
EditoreRizzolli
Anno2024
Pagine325
LinguaItaliano

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