L’illusione della scienza esatta

In un mondo economico dove ancora prevalgono le teorie ortodosse, The Death of Economics, è un’opera provocatoria che sfida le convenzioni accettate e getta nuova luce sulle origini delle attuali crisi economiche e sociali. Scritto negli anni ’90 dal noto economista britannico Paul Ormerod, noto per il suo lavoro nel campo della comprensione e della modellazione dei sistemi complessi, il libro è sorprendentemente attuale, offrendo una guida essenziale per comprendere il contesto che ci ha portato fino a oggi.

L’autore critica duramente la visione ortodossa che ha preso in ostaggio l’economia classica, cercando di trasformarla in una scienza esatta come la fisica. Gli economisti ortodossi hanno costruito le loro teorie macroeconomiche a partire dall’ipotesi del comportamento di un singolo “homo oeconomicus”, che compie scelte esclusivamente per massimizzare la propria utilità marginale. Tuttavia, già Keynes nel 1930 sosteneva che le caratteristiche del mondo ipotizzato dagli economisti ortodossi non rispecchiano la realtà della nostra società, rendendo i loro insegnamenti fuorvianti e potenzialmente disastrosi se applicati alla società reale.

Ormerod denuncia l’uso crescente di formule matematiche complesse da parte degli economisti moderni, che sembrano più conferire un’aura da scienziati, che rispecchiare la realtà. Questo contrasta con l’approccio degli economisti classici, consapevoli che il comportamento umano non può essere ridotto a semplici formule. Il lavoro di Adam Smith, ad esempio, è stato spesso mistificato e utilizzato solo per giustificare l’uso delle applicazioni matematiche, trascurando l’importanza che Smith attribuiva al quadro istituzionale e ai valori morali in cui operano i mercati liberi (non dimentichiamo come una delle sue opere più importanti e voluminose sia “La teoria dei sentimenti morali”).

The temptation to use mathematics is irresistible for economists. It appears to convey the appropriate air of scientific authority and precision to economists’ musings. Mores subtly, its use hides the implications of many of the assumptions which are made routinely in professional work.

Un tema centrale del libro è la critica alla curva di Phillips, che propone una relazione inversa tra inflazione e disoccupazione. Ormerod, utilizzando grafici a dispersione, dimostra come l’inflazione ruota ciclicamente attorno a un valore che può cambiare improvvisamente in seguito a eventi esterni più o meno dirompenti. Questi grafici, comuni in biologia, suggeriscono che l’economia dovrebbe essere vista più come un organismo vivente che come una macchina.

We need to abandon the economist’s notion of the economy as a machine, with its attention concept of equilibrium. A more helpful way of thinking about the economy is to imagine it as a living organism.

Le politiche neoliberiste degli anni ’80, promosse da figure come Ronald Reagan negli USA e Margaret Thatcher in Gran Bretagna, sono criticate aspramente. Queste politiche, sotto la promessa di maggiore efficienza e meritocrazia, hanno portato crisi, disoccupazione, disuguaglianza e individualismo. Ormerod sostiene che, nel mondo reale, la società è più di una semplice somma di individui e propone invece la creazione di valori che promuovano consenso e coesione sociale, una sfida che va oltre la politica economica tradizionale e che Adam Smith avrebbe approvato con entusiasmo.

Economic policy is far too important to be left to economists. Given the experience of 1980s, the creation of such framework of behaviour is a challenging task. But it is one of which Adam Smith would have approved most heartily.

Il libro, scritto con linguaggio semplice ma tesi sapientemente argomentate, è stato scritto nel 1994. Dagli anni ’90, grazie agli economisti comportamentali che hanno mostrato l’inconsistenza dell’homo oeconomicus, le tesi dell’economia ortodossa sono state sempre più messe in crisi nella loro base teorica, anche se nella pratica propongono una visione apparentemente ragionevole e facile da rappresentare, soprattutto quando si tratta di spiegare certe scelte politiche. C’è quindi ancora molta strada da fare, soprattutto perché pare che le politiche basate sull’individualismo hanno promosso una società che è diventata molto individualista.

In conclusione, Ormerod invita a rimettere al centro l’uomo sociale, come contemplato dagli economisti classici, abbandonando formule matematiche affascinanti ma poco funzionali. “The Death of Economics” è un’opera provocatoria che sfida le convenzioni economiche attuali e propone un ritorno a una visione dell’economia più umana e meno tecnicista.

Perché Sì. Perché, è una lettura indispensabile per chiunque voglia comprendere le radici delle attuali crisi economiche e sociali, e per coloro che cercano una visione più umana e meno tecnica dell’economia.

Perché No. Questo libro potrebbe non piacere a coloro che si aggrappano fedelmente alle teorie economiche ortodosse, sono influenzati da un bias politico marcato e mostrano resistenza ad una revisione critica della storia.

TitoloThe death of economics
Autore    Paul Ormerod
EditoreFaber & Faber
Anno1994
Pagine230
LinguaInglese

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