
Cos’è la comunicazione? Shannon e Weaver descrivevano il passaggio di un messaggio da un emittente ad un ricevente attraverso un canale. È passato molto tempo, e molti altri si sono interrogati su questo argomento solo apparentemente semplice.
La scienza oggi ci dice che è impossibile non comunicare.
Cosa può comunicare il silenzio? un dubbio? una risposta che non si vuole dare? una titubanza? un momento di riflessione? John Cage compose un opera in tre movimenti intitolata 4’33” fatta di totale silenzio.
Quali messaggi può trasmettere un foglio bianco? uno scrittore in crisi? La stampante che ha finito il toner? Una pagina per testare il colore della carta, oppure il suo peso? La protezione per un capo d’abbigliamento? Anni fa’ ricevetti da un’amica artista un libro rilegato composto da fogli bianchi, con sulla copertina la frase “You are the hero of this book”.
E la mancanza di profumi? o di sapori? L’errore di un cuoco, oppure il contagio da Covid-19?
Non comunicare è impossibile, perché un segno qualsiasi può raccontare qualsiasi cosa, in un intreccio complesso di segnali e percezioni. Per questa ragione è importante prestare la massima attenzione ai segni che contraddistinguono tutte le nostre attività, incluse (soprattutto) quelle economiche.
La semiotica è la scienza che studia i segni, li osserva, li raccoglie, li mette in ordine per cercare di darne un significato strutturato. Il lavoro del semiotico può essere estremamente teorico ma anche estremamente pratico, perché può aiutare chiunque ad essere consapevole dei segnali che invia al proprio pubblico, che a sua volta si costruirà una propria immagine rappresentativa dell’emittente.
Qualsiasi segno legato ad un’attività economica invia una serie di messaggi sull’azienda, che vengono decodificati dai propri clienti. Una pagina pubblicitaria, un logo, un menù, una linea di abiti, dei mobili, un coltellino. Sono tutti esempi di segni visuali, che ho elencato nell’ordine in cui appaiono all’interno dell’interessantissimo volume “Identità visive” di Jean-Marie Floch, indubbiamente uno dei più autorevoli rappresentati della semiotica sia in campo teorico, sia in campo pratico.
Identità visive è da ritenersi un classico della semiotica applicata, un viaggio che va dalle penne stilografiche Waterman ai significati contrapposti dei loghi Apple e IBM, dalla cucina stellata dello chef Michel Bras all’innovazione introdotta dalle collezioni della maison Chanel, ai valori dei mobili Ikea, all’uso dei coltellini Opinel.
Una lettura affascinante perché apre la visuale ad un concetto di comunicazione universale, dove il senso non è mai scontato.
Perché sì. Per chi vuole rendersi conto degli infiniti effetti prodotti dai segni, in modo particolare dai segni delle marche, e trarne qualche spunto riguardo la propria attività.
Perché no. Per chi cerca la semplicità e diffida dei ragionamenti troppo complicati. Sebbene l’obiettivo sia la chiarezza del messaggio, l’approccio semiotico non è semplice, e gli excursus presenti nel libro potrebbero apparire ad alcuni troppo da intellettuali.
Scheda del libro
| Titolo | Identità visive Waterman, Apple, IBM, Chanel, IKEA e altri casi di marca |
| Autori | Jean-Marie Floch |
| Editore | Franco Angeli |
| Anno | 1995 |
| Pagine | 207 |
| Lingua | Italiano |




