
Aveva ragione Marx a sostenere che il capitale si sarebbe alla fine concentrato nelle mani di pochi? Quali sono le influenze del mercato, della crescita, del progresso nel lungo termine? Quali sono gli effetti delle guerre nella redistribuzione delle ricchezze? Alla luce dell’evoluzione della distribuzione dei redditi e dei patrimoni nei secoli scorsi, quali previsioni possiamo fare per il futuro?
Thomas Piketty, direttore della École des hautes études en sciences sociales, e docente di economia presso la École d’économie di Parigi accompagna il lettore in un viaggio di mille pagine per rispondere a questi interrogativi con il supporto di una gigantesca e variegata base di dati raccolta in anni di ricerca, che viene utilizzata per rendere espliciti i ragionamenti presentati di volta in volta.
A dispetto delle dimensioni, il linguaggio è molto semplice e scorrevole, tale da rendere la curiosità e la pazienza, più che la competenza economica, le doti per portare a termine la lettura del libro.
La monumentale opera conta quasi mille pagine ma è scorrevole nella lettura. Dopo una doverosa introduzione sui concetti economici trattati all’interno del libro, nella seconda parte si passa a discutere della dinamica del rapporto capitale/reddito dal 1700 in poi in diversi paesi del mondo. Nella terza parte si parla di disuguaglianze dei redditi e dei patrimoni, per chiudere con una proposta per regolare queste disparità.
La conclusione? Il mercato lasciato a se stesso porta elementi di convergenza come la diffusione delle conoscenze e delle competenze, ma anche, soprattutto, elementi di divergenza in grado di minacciare i valori alla base delle società democratiche.
Il principale fattore destabilizzante individuato, e ripreso in numerosi passaggi, è la disuguaglianza tra tasso di rendimento del capitale e tasso di crescita del reddito, storicamente sbilanciata a favore del primo termine. Da qui la spirale di disuguaglianza in cui i patrimoni ereditati si ricapitalizzano molto più velocemente della produzione e dei salari, trasformando l’imprenditore in un “rentier” in grado di prevaricare sempre di più il lavoratore. Il capitale si riproduce in modo autonomo crescendo più velocemente del prodotto. In una frase “il passato divora il futuro”.
Ci sarebbe anche una possibile soluzione, che trovo formalmente giusta, ma poco praticabile nella realtà, mentre l’evoluzione sociale di queste disuguaglianze non viene discussa, forse perché manderebbe fuori tema quello che nonostante tutto resta un trattato con una forte base statistica, o forse perché costringerebbe a chiudere l’opera con sfumature eccessivamente drammatiche.
Perché sì. Per capire cosa è il reddito e cosa è il patrimonio, come la loro disuguaglianza si è evoluta nel tempo e cosa potrà succedere nel futuro. Perché tratta un argomento fondamentale, alla base di molti fatti di politica di oggi e domani.
Perché no. Perché dopo mille pagine di trattazione la soluzione proposta, seppur formalmente giusta, sembra non convincere nemmeno l’autore.
Scheda del libro
| Titolo | Il Capitale del XXI secolo |
| Autori | Thomas Piketty |
| Editore | Bompiani |
| Anno | 2013 |
| Pagine | 946 |
| Lingua | Italiano |





Pingback: Il filo rosso delle disuguaglianze – Read Economy