Il senso del business attraverso la mission

Parlare di mission aziendale oggi è controverso. I critici la considerano filosofia, teoria astratta lontana dai numeri che contano, oppure un concetto superato, o una trovata per far fatturare le società di consulenza (che su questi temi ci vanno a spasso).

Chi pensa che solo le grandi società strutturate si occupano di mission è in errore: in una ricerca svolta nel 2021 prendendo in considerazione sito web, codice etico e dichiarazione non finanziaria delle società del FTSE MIB, solo 3 (tre) riportavano la stessa mission su tutti i documenti, mentre ben il 20% non la comunicava affatto.

Hanno quindi ragione i critici?

L’economia aziendale insegna che l’azienda ha come scopo il soddisfacimento dei bisogni umani, che può essere perseguito in modo diretto, attraverso il consumo di beni, oppure indiretto, attraverso la loro produzione e scambio.

Concentrandoci sull’aspetto puramente contabile e sul breve termine lo scopo dell’azienda potrebbe semplicemente consistere in queste tre attività, produzione, scambio e consumo, ma se si espande la prospettiva introducendo la dimensione sociale e l’economicità, intesa come equilibrio reddituale, monetario e patrimoniale nel lungo termine, questi termini diventano superficiali, insufficienti.

Nasce l’esigenza di inquadrare queste attività in una cornice in grado di dare loro un senso più profondo e costruttivo, all’altezza dell’uomo, fulcro dell’attività d’impresa, e con un respiro di lungo termine.

In realtà tutti i più grandi aziendalisti si sono posti negli anni e continuano a sollevare il tema della mission, che sembra ricevere un nuovo impulso con la crescita dell’attenzione verso la sostenibilità.

Questo libro di Campbell e Tawadey, con ormai qualche anno sulle spalle (l’edizione è del 1990), è una raccolta di grandi classici che parlano di mission, da Maslow a Herzberg, a Ouchi, Ackers, Drucker, Pearce e molti altri.

La mission aziendale viene raccontata dal punto di vista della motivazione, della cultura aziendale, della leadership, dell’etica.

Gli autori entrano anche nel pratico offrendo il loro modello di mission statement che ruota intorno a 4 punti: Purpose (perché l’azienda esiste?), Strategia (quali sono le ragioni commerciali?), Valori aziendali (in cosa credono i manager?), Standard e behaviours (quali sono le politiche e i comportamenti che guidano chi lavora nell’azienda?). Mentre nell’ultima parte del libro sono proposte le definizioni derivate da alcuni interessanti lavori di ricerca e un capitolo test intitolato “Do you have a good mission statement?”

Completano l’opera 11 pagine di bibliografia, che se da un lato confermano la solidità dei contenuti proposti, dall’altro offrono lo spunto per numerosi interessanti approfondimenti.

Non credo che l’opera possa far cambiare opinione ai critici, ma certamente riuscirà a dare luce a molti aspetti dell’impresa, e delle persone che vi operano, che rischiano di passare inosservati, generando danni nel lungo periodo.

Perché . Perché approfondisce il bisogno di senso che deve avere il lavoro, oltre lo stipendio, così come l’azienda deve avere un fine per cui il fatturato risulti solo un mezzo per il suo raggiungimento.

Perché No. Perché, sebbene resti molto attuale, è stato scritto negli anni novanta. Perché è scritto in inglese, anche se la lettura risulta abbastanza semplice. Perché esiste comunque una certa bibliografia più recente e in italiano più o meno sull’argomento.


Scheda del libro

Titolo Mission and business philosophy
Winning employee commitment
AutoriA. Campbell, K. Tawadey
EditoreHeinemann Professional Publishing
Anno1990
Pagine342
LinguaInglese

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto