
Michael Lewis è un giornalista e scrittore statunitense, noto per i suoi saggi sulla finanza e sull’economia comportamentale. Dopo una laurea a Princeton e un master alla London School of Economics, ha lavorato come trader per Salomon Brothers, esperienza che ha ispirato Il gioco dei bugiardi. Tra i suoi libri più celebri ho apprezzato molto La grande scommessa, da cui è stato tratto l’omonimo film.
Michael Lewis ha il talento di trasformare storie di finanza in racconti avvincenti, e Il gioco dei bugiardi non fa eccezione. Questo libro, che narra l’ascesa dell’autore all’interno della potente banca d’investimento Salomon Brothers negli anni ‘80, è un resoconto cinico e impietoso del mondo di Wall Street. Ma, al di là del periodo storico, la sua forza sta nell’essere un ritratto paradigmatico di molte altre realtà organizzative in generale.
La storia segue il percorso dell’autore, giovane laureato che entra in Salomon Brothers in un’epoca in cui l’avidità è al centro del sistema. Fin da subito, Lewis mette in discussione la retorica delle grandi banche d’affari: tutti si aspettano che i nuovi arrivati parlino di passione per le sfide e per il mercato, mentre la verità – mai da ammettere pubblicamente – è che il vero motore è il denaro. Il denaro è l’unico legame tra i dipendenti e la banca, e l’unica ragione per cui nessuno si ribella a un ambiente di lavoro fatto di gerarchie tossiche, conformismo (oggi lo chiamiamo groupthink) e cinismo.
La selezione dei candidati nelle grandi banche segue una logica simile alla famosa metafora del concorso di bellezza descritto da Keynes: non si cerca il più meritevole, ma colui che tutti ritengono vincente. Non esiste un criterio oggettivo per valutare l’abilità di un giovane candidato, e tutto si basa su impressioni, fortuna e, come dice Lewis con il suo tipico sarcasmo, sulla capacità di “sapere come e quando premere fermamente le labbra sul didietro di qualche persona importante“. Il risultato è un meccanismo che premia non il talento, ma la capacità di essere desiderati dagli altri, proprio come accade nei mercati finanziari.
La citazione di Machiavelli che Lewis evoca implicitamente nel suo racconto è emblematica: “In generale gli uomini giudicano più dalle apparenze che dalla sostanza; perché a tutti è concesso di vedere, a pochi di toccare con mano. Ognuno vede quello che tu sembri, pochi sanno quello che tu sei e questi pochi non ardiscono opporsi all’opinione di molti.” Nel mondo della finanza, questo principio viene elevato a sistema: è meglio disinformare che informare, perché la percezione conta più della realtà.
“I trader in gamba tendono a fare ciò che nessuno si aspetta. Entrando in Salomon Brothers stavamo facendo solo quello che qualunque persona sana e affamata di denaro avrebbe fatto. Se non eravamo capaci di opporci alle convenzioni della nostra vita, era forse probabile che ci saremmo opposti alle convenzioni sul mercato? Dopotutto il mercato del lavoro è un mercato”.
La critica di Lewis non si ferma alla cultura aziendale: il libro offre una rappresentazione spietata di Wall Street come luogo in cui il cliente è l’ultima delle preoccupazioni. Il risparmiatore medio si aspetterebbe che le banche d’investimento abbiano a cuore i suoi interessi, mentre in realtà gli incentivi interni premiano comportamenti speculativi e pratiche opache.
La filosofia della Salomon Brothers era chiara e cinica: “I clienti hanno la memoria molto corta.” Un principio che guidava l’intero settore e che autorizzava comportamenti discutibili con la certezza che, alla fine, gli investitori avrebbero dimenticato.
“Lavori per Salomon Brothers. Lavori per me. Sono io a pagare il tuo bonus a fine anno. Quindi chiudi quella bocca. Il che tutto sommato era vero. Ma se facevi un passo indietro e osservavi il nostro settore, quello era un atteggiamento ridicolo. Seguire una politica basata sul fatto di fregare gli investitori avrebbe potuto portare l’azienda alla rovina. Se un giorno avessero mangiato la foglia non avremmo avuto investitori”.
All’interno di questo mondo dominato dalla paura e dall’avidità, emergono anche figure che cercano di navigarlo con strategie diverse, andare controcorrente rispetto alla massa, anche se pochi avevano il coraggio di farlo per paura di sembrare folli; oppure guardare oltre il caos immediato per individuare effetti secondari e terziari. Questo approccio sottolinea una verità fondamentale: nel lungo periodo i mercati rispondono alle leggi economiche, ma nel breve termine sono dominati da emozioni e percezioni.
Lewis mette infine in discussione il mito dell’efficienza dei mercati. Secondo la teoria classica, non esiste un modo certo per realizzare un profitto senza insider trading. Ma la realtà è diversa: il mercato è inefficiente nell’attribuire valore agli asset, creando opportunità per chi sa approfittarne. Questa inefficienza viene spesso sfruttata più per l’interesse di pochi che per il benessere generale.
Il gioco dei bugiardi è un libro che, pur parlando di eventi di quarant’anni fa, suona incredibilmente attuale. I meccanismi di base della finanza non cambiano: “quelli che sanno non dicono, e quelli che dicono non sanno“, scrive Lewis, ricordandoci come la complessità artificiosa dei modelli matematici spesso serva più a mascherare l’incertezza che a ridurla. E come la storia ci insegni sempre la stessa lezione: che la storia non insegna nulla.
Perché Sì. Il gioco dei bugiardi è un libro illuminante per chi vuole capire i meccanismi più oscuri di Wall Street e il modo in cui la finanza condiziona l’economia reale. Lo stile di Lewis è scorrevole, ironico e ricco di aneddoti che rendono la lettura coinvolgente anche per chi non è un esperto del settore. Chi invece ama giocare in borsa potrà scovare tra le righe delle idee interessanti.
Perché No. Se cercate una narrazione con eroi positivi e un lieto fine, questo libro potrebbe non fare per voi. Non offre soluzioni né redenzione, ma solo un ritratto disincantato e a tratti inquietante di un mondo in cui il profitto viene prima di tutto. Siete sicuri di voler cambiare opinione sul vostro consulente finanziario?
Scheda del libro
| Titolo | Il gioco dei bugiardi Come sopravvivere a Wall Street |
| Autori | Michael Lewis |
| Editore | Luiss University Press |
| Anno | 2018 |
| Pagine | 288 |
| Lingua | Italiano |




